Torre Alfina, oggi frazione del comune di Acquapendente (VT), sorge sul margine settentrionale dell’altopiano di origine vulcanica lfina, che si affaccia sulla valle del Paglia in prossimità del punto d’incontro di tre regioni: Umbria, Lazio e Toscana.
Con l’unità d’Italia il legame amministrativo stabilito fin dai tempi del governo francese è stato conservato e Torre Alfina è diventata frazione di Acquapendente.
Altro epilogo è quello che interessa il castello e la tenuta ad esso connessa. La proprietà, passata per via ereditaria dai Monaldeschi della Cervara alla famiglia Bourbon del Monte, fu venduta nel 1880 da Guido Bourbon del Monte a Edoardo Cahen, banchiere ebreo di Anversa, creato marchese da Umberto I nel 1885. Il nuovo acquirente avviò una ristrutturazione totale del palazzo, affidandosi alla consulenza dell’architetto senese Giuseppe Partini. Costui, seguendo la tendenza del revival in voga nel tempo, progettò una nuova imponente struttura in stile neogotico, rivestita di un paramento in pietra grigia di Bagnoregio. Il vistoso ampliamento ha occultato del tutto l’autentico aspetto medievale e le stratificazioni rinascimentali, conservando soltanto, con alcune modifiche, il prospetto cinquecentesco del cortile interno. Nel corso dei lavori fu rasa al suolo l’antica chiesa parrocchiale intitolata a S. Maria Assunta, prossima al castello, per far spazio al piazzale antistante e ai giardini. L’operazione cancellò per sempre una preziosa testimonianza storico-artistica e modificò profondamente l’impianto urbanistico medievale. Il figlio di Edoardo, Rodolfo, utilizzò il castello solo per soggiorni temporanei. Alla sua morte la proprietà fu ereditata da Urbano Papilloud-Cahen, che la vendette nel 1959 ad Alfredo Baroli. Attuale proprietario è Luciano Gaucci.
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