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 CASTELLO DI ANDRAZ

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CASTELLO DI ANDRAZ
 
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Ed ecco nel silenzio dei boschi, circondato da monti, solitario ed austero, il Castello di Andraz, le cui rovine maestose soggiogano con fascino indescrivibile il viandante ormai abbastanza discosto dai centri rumorosi e dalle strade frequentate per lasciarsi trasportare ed immergere nella natura e nella storia.
Le origini. La rupe, massiccia ed enorme, alta trenta metri a sud e poco meno a nord, con un piano dolcemente degradante, si è fermata qui, sulla riva del torrente che scorre impetuoso alla base, in epoca preistorica: forse è caduta dal soprastante sasso di Stria, fantasiosa sede delle streghe, che le assomiglia per fattezze geologiche, ma i geologi sostengono che si tratta di un masso erratico, abbandonato sul posto dai ghiacciai nella fase di ritiro e scioglimento all'inizio dell'era quaternaria. Fin dal
Il Castello di Andraz
mesolitico, il masso attirò l'attenzione degli uomini, come rifugio alle intemperie e ai pericoli di assalti. Narra una Leggenda che tre sorelle abbiano costruito questo castello insieme a quelli di Rocca Pietore ed Avoscano, collegati tra loro da una convenzionale segnalazione luminosa. Comunque sia, è certo che il castello esisteva già prima del Mille, come fortificazione militare e non ancora residenza nobiliare come verrà trasformato nei secoli successivi con l'avvento dei costumi feudali. Costruito con possenti mura sopra impervia roccia calcarea, verso l'anno 1000, a difesa dei confini tra Tirolo del Sud e Repubblica di Venezia.
Castello di Andraz - notturno
Nel Mille, il castello è residenza dei Buchenstein, Principi-Vescovi di Bressannone che dominarono le genti ladine e sfruttarono le ricche miniere di ferro, per mezzo di nobili famiglie e fedeli capitani, tra i quali il Leggendario Francesco Guglielmo Brac detto Braccone o Gran Bracun ricordato per il suo ardire dimostrato nello sfuggire roccambolescamente ai cadorini al ponte di Travenanzes dopo l'incontro amoroso con la bella Sidonia al castello di Botestagno. Qui trovò rifugio in secoli di aspre lotte tra Tirolo, Venezia, Cadore e Belluno il celebre filosofo Cardinal Niccolò Cusano, inviso alle potenti monache di Sonnenburg ed avversato dal beffardo duca Sigismondo, conte del Tirolo. Altro ospite saltuario della rocca di Andraz fu il cardinale Cristoforo Carlo Madruzzo, vescovo principe di Bressanone dal 1542 al 1578. Fu il momento di fulgore delle miniere: vennero costruiti forni a Caprile, Zoldo, San Vito, Valparola. Il ferro, segnato col bollo dell'agnello, simbolo vescovile, veniva trasportato sulla strada "de la vena" da Posalz, dove c'è ancora segno dell'ingresso principale della miniera, fino al Valparola ed in Italia passando sotto le possenti mura del castello.
I secoli successivi registrano eventi calamitosi: la peste nera del 1630, l'incendio di Pieve del 1687, la cessione all'Impero nel 1697 della giurisdizione sulle Tre Valli posseduta dal Castello di Andraz per secoli, la chiusura delle miniere nel 1775 perché non più redditizie, infine la Risoluzione francese del 1789. Nel 1802 con la secolarizzazione dei principati ecclesiastici, l'imperatore Francesco I d'Asburgo prese possesso del feudo di Bressanone e del Castello di Andraz. L'ultimo capitano, Giovanni Lindner, rimase nella rocca fino al 1803 per il disbrigo delle consegne. Nel 1808 il governo della Baviera vendette il castello con nove fondi attinenti ad Andrea Faber di Cernadoi al vile prezzo di 3970 fiorini e 39 carentini. Dal 1810 al 1814 il vetusto manufatto del castello diventò sede di un daziale ed alloggio di truppe di passaggio; quindi iniziò lo spoglio degli arredi e dei documenti fino alla demolizione del tetto nel 1851 per ricavarne legna e ferro e fu lo sfacelo. Negli anni della prima grande guerra mondiale, i ruderi del castello furono spettatori dell'inutile assalto del Col di Lana: poco discosto dalle mura sorse un cimitero di guerra italiano dedicato alla medaglia d'oro Verdinois che venne successivamente rimosso per confluire nel sacrario di Pian di Salesei e di Pocol di Cortina. Da allora fino al 1977 continuò l'opera inesorabile delle intemperie e lo sfregio di saltuari visitatori, attratti per curiosità dall'imponenza delle rovine, senza che qualche Ente o Benefattore ponesse rimedio a tanto scempio. Finalmente nel 1977 il competente responsabile, cioè lo Stato, in quanto proprietario dell'immobile confiscato, iniziò una serie di interventi per mezzo del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, perciò, della Soprintendenza ai Monumenti di Venezia: dapprima la chiusura della zona interessata agli incauti visitatori; poi il consolidamento delle murature. Nell'agosto 1988 si svolse attorno al Castello di Andraz un'importante rievocazione storica incentrata nella figura eccelsa e straordinaria del più notabile vescovo e principe, il cardinale Nicolò di Cusa. Il concorso di migliaia di persone, l'interessamento di molte Autorità in rappresentanza di tutti gli Enti, l'intervento programmatico della Soprintendenza di Venezia sono state la l'auspicio del recupero definitivo del monumento, ora visitabile per mezzo di valide guide.
 
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